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Conoscere L'Unione

L'Unione dei Comuni del Sulcis comprende undici comuni del sud della Sardegna che racchiudono nel proprio territorio suggestivi paesaggi che spaziano dagli sconfinati boschi di leccio, tra cui quello di Santadi, ritenuto il più esteso d'Europa, alle lunghe distese sabbiose che, alternando basse spiagge a imponenti dune, biancheggiano caratterizzando il paesaggio di Porto Pino e Is Solinas. I contrasti suggestivi tra il verde degli alberi e l'azzurro di un mare incontaminato sono il riflesso della cultura di questo territorio, ricco di alternanze e di inaspettate varianti. Il paesaggio interno, protetto dagli alti monti di Santadi e dalla catena che divide i territori di Carbonia, Tratalias e Perdaxius, è costituito da ampie pianure da sempre vocate all'agricoltura, per lo più cerealicola e ortofrutticola, come testimoniano ancora oggi i prodotti sulcitani, tra cui il tipico carciofo spinoso, coltivato soprattutto nelle campagne di Giba, Masainas e San Giovanni Suergiu. Altra eccellenza di altissima qualità è il vino, in particolare il rinomato Carignano del Sulcis DOC, un rosso dai sapori fruttati e dall'inconfondibile profumo. La regione è inoltre ricca di stagni, come quelli di S. Anna Arresi, di Masainas e Giba, o quelli di San Giovanni Suergiu, dove sorgono le Saline con i loro ammassi bianchi. Caratterizzati da un'avifauna varia ed abbondante, gli stagni sono per diversi mesi all'anno frequentati anche dai fenicotteri rosa. Dalle peschiere provengono muggini e anguille, ingrediente principe, quest'ultimo, delle caratteristiche panadas. Importanti produzioni di olio d'oliva caratterizzano principalmente i territori di Villaperuccio, Perdaxius e Santadi. Caratteristico è il piccolo abitato di Piscinas il cui fiore all'occhiello sono le abitazioni con fattezze tradizionali dotate sul retro da un ampio cortile, nel quale venivano ammassate e lavorate le derrate agricole. L'economia locale è infatti tuttora agro-pastorale e mostra il meglio delle sue produzioni nella Sagra dell'Allevatore, che si svolge ogni agosto.

Il territorio dell'Unione dei Comuni del  Sulcis è tra quelli che conservano più intatte le tracce dell'umanità che lo ha abitato per millenni. Terra di incontri e di scambi, è qui che i popoli del Mediterraneo sono entrati in contatto imparando a convivere. Tra le tracce più monumentali, ricordiamo le più antiche, come la bellissima necropoli di Montessu, a Villaperuccio, con le sue numerose domus de janas scavate in un anfiteatro roccioso naturale che domina un paesaggio vasto e incontaminato. Con le sue circa quaranta tombe, si tratta della più estesa e importante necropoli rupestre preistorica della Sardegna. Diverse sepolture presentano motivi incisi e a rilievo, soprattutto semicerchi concentrici, spirali, denti di lupo e corna che rappresentano il dio Toro, elemento maschile simbolo di fertilità. Non mancano nelle pareti delle celle tracce di pittura rossa e gialla realizzata con ocra, simbolo di rinascita a una nuova vita. Va ricordata anche la necropoli di Is Loccis Santus, a San Giovanni Suergiu, un piccolo gioiello dell'archeologia incastonato tra alberi di ginestra, palme nane e odorosi lentischi.

I nuragici hanno lasciato traccia nel territorio con le imponenti fortezze di Tratalias, Is Meurras, Assa, Carroccia, Craminalana, innalzate a corona dei monti per controllare la vasta pianura del Rio Palmas, che scivola sinuoso fino a formare gli stagni di Porto Botte, poco prima di terminare il suo viaggio verso il mare. Sempre all'età nuragica risalgono la Tomba dei Giganti di Barrancu Mannu, a Santadi, o il singolare Pozzo sacro di Tattinu, a Nuxis, l'unico in Sardegna a non avere strutture a vista. Accanto ad essi, fin dall'VIII secolo, vissero i coloni fenici, che hanno lasciato traccia della loro presenza nei resti della città di Sulci e nell'acropoli di Monte Sirai, piccola città punica praticamente intatta, dove è possibile addentrarsi tra i vicoli stretti e gli ampi spazi pubblici, nella sensazione di rivivere scene di vita quotidiana di questa piccola comunità. A poca distanza, il nuraghe Sirai ci presenta una situazione analoga ma rovesciata, con la fortezza circondata dal villaggio e costeggiata da un piccolo insediamento punico, testimonianza di convivenza civile tra le due etnie, come potremo avere modo di vedere visitando il nuraghe Assa di Tratalias, che domina, con la sua mole, l'intera vallata e la distesa azzurra del Golfo di Palmas. Importanti resti punici si trovano anche a Pani Loriga, presso Santadi. Suggestive sono le due necropoli, quella fenicia a incinerazione e quella punica, con le caratteristiche tombe a camera. Gli scavi archeologici, tuttora in corso, continuano a regalarci nuovi frammenti di questo sito, dove le culture si sono succedute senza soluzione di continuità.

Anche il Medioevo ha lasciato nel Sulcis, fin dalla cristianità primitiva, tracce importantissime. La prima di esse, inserita in un suggestivo contesto naturalistico, è la chiesa di S. Elia di Nuxis, dal caratteristico impianto di ispirazione bizantina, inconfondibile per la sua pianta cruciforme a quattro bracci col blocco centrale sormontato da una deliziosa cupola ogivale. La Cattedrale di Tratalias è tra i monumenti più belli della regione. Con la sua mole maestosa e il colore caldo della trachite del Sulcis, costituisce un esempio straordinario del romanico sardo, e si erge a dominare il piccolo borgo, recentemente restaurato. All'interno delle case ristrutturate, alcuni tra i più abili artigiani della zona producono i loro manufatti, perpetrando tradizioni spesso secolari. La chiesa, ogni anno, è lo scenario delle celebrazioni in onore della vergine di Monserrato, il più antico pellegrinaggio mariano della Sardegna. Il giovedì dell'Ascensione, il pregevole simulacro ligneo custodito nella Cattedrale di Iglesias viene trasportato fino al suo luogo di culto originario, dove i festeggiamenti si protraggono fino al martedì successivo. La Festa di Tratalias, che coinvolge anche le comunità di Gonnesa, Iglesias e Flumentepido, conserva immutati da secoli i suoi riti e la sua suggestione, in equilibrio perenne tra antico e moderno. Atmosfera che è possibile rivivere ogni giorno all'interno del secolare borgo, tra i più caratteristici dell'isola.

Intorno a Tratalias, sede vescovile sulcitana almeno dall'XI secolo, è possibile scoprire altri piccoli gioielli del romanico: a Perdaxius, nel centro del paese, la piccola chiesa di S. Giacomo, antica parrocchiale. Sempre a Perdaxius, immersa nel verde di un oliveto secolare, si erge la chiesa di S. Leonardo, nelle sue forme pure ed essenziali. Non molto distante, nel sito del vecchio paese di Palmas, la chiesa di S. Maria Palmas, dai colori chiari e brillanti, o ancora, in agro di Villarios, la chiesa di S. Marta, esempio di romanico già influenzato dagli stilemi gotici, con il caratteristico portale decorato con figure umane. A S. Giovanni Suergiu, leggermente discosta dal centro del paese, rimane la facciata semplice eppure solenne della chiesa di S. Giovanni, dalle proporzioni già goticheggianti. Queste e molte altre le bellezze monumentali che testimoniano il passato e continuano a vivere nel presente attraverso culti e tradizioni, inserite in un territorio di straordinario fascino che non può non sorprendere e accogliere il visitatore in un mosaico di colori, sapori e suggestioni.

 

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